Addio pellicola, arriva il cinema in digitale. Ma anche no.

La data doveva essere il 31 dicembre 2013 che doveva segnare la morte della pellicola cinematografica. Dopo la chiusura della giapponese Fuji, la fabbrica della Kodak è rimasta l’ultima a produrre pellicola cinematografica in modo industriale. Se la sede romana che riforniva Cinecittà e quella di Parigi hanno chiuso i battenti, l’unica operativa oggi risiede a Rochester, in Illinois.  Eclatante è stato Ken Loach che ha chiesto aiuto tramite Twitter perché aveva finito la pellicola ma non il film.

Dall’Italia a Hollywood, tutti i fan del negativo Tra gli italiani, oltre a Daniele Luchetti, ha fatto fatica a dire addio alle “pizze” Paolo Sorrentino (che infatti ha girato con pellicola 35 mm sia La grande bellezza che Youth). Alice Rohrwacher ha scelto il triacetato di cellulosa per le riprese di Le Meraviglie, il film che nel 2014 ha vinto il Grand Prix della giuria a Cannes e Matteo Garrone ha incastonato nei 35mm il caleidoscopio di personaggi del suo Racconto dei racconti. Ma è da Hollywood che è arrivata la scialuppa di salvataggio per la Kodak: nel 2014 Quentin Tarantino, Christopher Nolan, J.J. Abrams e Martin Scorsese hanno convinto le grandi case di produzione come la Warner, la Paramount, la Universal o la Disney a raggiungere un accordo perché la produzione di pellicole non si esaurisse. “Hanno riconosciuto le particolari qualità artistiche e di archivio della pellicola – commentava un soddisfatto Jeff Clarke, amministratore delegato di Kodak – ringraziamo questi leader del settore per il sostegno e l’ingegno nel trovare un modo per prolungare la vita dei 35mm”.  Interstellar, Jurassic World, Spectre, Star Wars – Il risveglio della forza e Il ponte delle spie sono le ultime grosse produzioni girate in 35mm.

“È qualcosa di diverso, non so se migliore o peggiore”, così ha sentenziato Martin Scorsese quando gli è stato chiesto un parere sull’avvento della tecnologia digitale. Certo è che questa ennesima rivoluzione industriale sta coinvolgendo tutta la filiera cinematografica, dalla produzione fino alla distribuzione del film nelle sale, creando un nutrito schieramento di sostenitori e una parte di detrattori.

In Italia la situazione vede un divisione netta tra chi è a favore del passaggio al digitale (avendolo magari già utilizzato) e chi invece non vede di buon occhio l’incedere tecnologico. Tra i pro del digitale si schiera ad esempio Pupi Avati che con il suo ultimo prodotto ha spiegato di poter fare cose che prima risultavano impossibili.

Non è dello stesso parere Daniele Lucchetti che per il suo Anni Felici ha utilizzato tutte e tre le tipologie di macchine per pellicola (35, 16 e Super8). Secondo il regista con l’avvento del digitale si perde quelle che erano le vere sensazioni che il cinema sapeva trasmettere, rendendo tutto più artificiale e meno credibile.

Sta di fatto che le Sale di proiezione in Italia ancor non si sono adeguate, ma le pellicole non si trovano quasi più.

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2013/11/21/news/2014_addio_alla_pellicola_da_avati_a_luchetti_tutti_si_piegano_al_digitale-69827385/

Tra chi si schiera in modo netto a favore del digitale e contro le remore dei puristi c’è Steve Dent, un blogger di Engadget, un noto sito di tecnologia. La tesi di Dent è molto chiara: «Il revival del cinema su pellicola è dettato dalla nostalgia, non dalla logica».

Ci sono poi da tenere in conto le motivazioni prettamente economiche. Come accennato, produrre un film in formato digitale costa molto di meno rispetto ad una produzione analogica: una copia di un film realizzato in pellicola da 35mm può arrivare a costare sino a 2.000 euro, nove copie in formato digitale dello stesso film costano poco più di 300 euro. Allo stesso modo, le attrezzature per realizzare un film in digitale – dalle telecamere ai carrelli – costano molto meno rispetto ai macchinari necessari per girare un film analogico.

La produzione digitale, inoltre, comporta notevoli vantaggi anche in fase di produzione: la registrazione su supporto digitale anziché su pellicola necessita di molta meno luce e permette di posizionare molte più telecamere all’interno del set. In questo modo le riprese possono avvenire contemporaneamente da più punti di vista, permettendo di accorciare i tempi necessari per la registrazione del film. Gli stessi interventi in post produzione possono essere più incisivi e diretti, dando così maggiore libertà di “movimento” quando si è sul set.

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Autore dell'articolo: Corti